la condizione umana

La condizione umana

 

L’uomo vive orgogliosamente su questo mondo, si sente il suo padrone, sogna un futuro grandioso per le future generazioni, si prepara all’immortalità. Raramente si sofferma a pensare alla sua reale condizione su questa terra.

La terra è un piccolo pianeta di un sistema solare ai margini della Galassia, in un universo popolato da migliaia di galassie. Un granello di polvere rispetto alla grandezza dell’universo, di quell’universo che noi conosciamo. Ma chi ci dice che sia l’unico, che non ce ne siano altri, diversi, altrove, al di là dei suoi confini? In un mondo così grande,  sterminato l’uomo è un piccolo essere vivente relegato (impossibilitato a muoversi) su una minuscola pallina che gira attorno al sole. Un animale che condivide con tutte le altre specie animali della terra vincoli e limiti: la necessità di acqua e ossigeno per la vita, di cibo “proteico” per la sopravvivenza. Tranne un suo privilegio, il pensiero. Un grande privilegio che lo pone, qui sulla terra, nel punto più elevato della scala evolutiva – non il più forte o il più dotato tra gli esseri viventi, ma il più “intelligente”. Non è escluso che, in un altro sistema solare, su un’altra Galassia, su altre galassie, esistano forme di vita (altre, diverse, magari non dipendenti dall’acqua e dal metabolismo basato sul carbonio) ancora più evolute e intelligenti. Semplicemente non lo sappiamo perché non abbiamo i mezzi per scoprirlo.

L’uomo progredisce nella conoscenza, si difende bene, continua a  innalzare il suo tenore di vita e la lunghezza della stessa, grazie alla scienza e alla medicina. Ma rimane, sostanzialmente, un essere fragile, esposto. L’evoluzione stessa della terra, la natura sulla terra, sembra, talvolta, voler mettere in discussione la stessa esistenza dell’uomo. Pensiamo ai terremoti, alle alluvioni, alle eruzioni dei vulcani, agli tsunami, alle carestie: fenomeni che colpiscono l’uomo e ne svelano l’intrinseca debolezza e fragilità.

Mi viene in mente quell’assoluto capolavoro di Leopardi che è “La ginestra o il fiore del deserto”- dove il poeta irride l’illusorietà del trionfalismo umano che insegue le sue “mirabili sorti e progressive”, mentre un qualsiasi moto della natura ostile lo può spazzar via in un attimo. Qui con giusta misura / Anco estimar potrà dell’uman seme /Cui la dura nutrice, ov’ei men teme / Con lieve moto in un momento annulla/ In parte, e può con moti/ Poco men lievi ancor subitamente /Annichilare in tutto.

Un piccolo essere, quindi, l’uomo, un’inezia nella grandezza dell’Universo. Qui è lecito, doveroso, porsi alcune domande:

· può l’uomo pensare “possibile” che tutto questo grande universo sia, esista in funzione sua (dicono i credenti: sia stato creato per lui)? Non è questa pura presunzione?

· e, se tutto è in funzione sua, perché questa cronica debolezza, questa esposizione continua al rischio, perché, – anche – questa impossibilità di esplorare l’Universo, di conoscerlo veramente?

· perché un suo sviluppo evolutivo in tutto e del tutto analogo a quello degli animali, per cui l’uomo è l’ultimo arrivato su questo mondo (la Terra)?

Secondo la tradizione teista e  biblica  tutto il creato, l’Universo sarebbe stato fatto in attesa dell’evento umano: credenza che le leggi dell’evoluzione palesemente negano.

Il fatto è che l’uomo non si rassegna alla sua immensa piccolezza e fragilità; si inventa costantemente credenze e religioni che ne esaltano la grandezza. Vuole sentirsi il re dell’Universo. In realtà la ragione ci dice che la specie umana – così come è nata – così è destinata a scomparire (quanti anni o millenni passeranno non si sa); è nata dal ceppo dei primati, si è estremamente evoluta fino a rendersi capace di sfidare la Natura, ma la natura rimane più forte  e lo sommergerà. Anzi forse proprio l’uomo, nella sua insipienza, sfidando la Natura e provocandola, non  rispettandone le leggi e gli equilibri, metterà la parola fine al pianeta e alla sua specie.

Ma come l’uomo – allora – può trovare salvezza nella sua condizione di minorità strutturale, nella sua limitatezza? Inventandosi una vita futura, più lunga e felice dell’attuale? Inventandosi un’anima immortale che compensi la materialità corruttibile del suo corpo? Può illudersi certo, ma non avere una vita più felice, qui e ora. Anzi.

Qui il poeta ci aiuta: l’uomo può trovare salvezza in questa vita solo nella solidarietà, solo scoprendo il legame che lo lega ai suoi simili, solo rinunciando al suo spietato e incongruo individualismo. L’uomo – nella sua stoltezza – odia e combatte i suoi simili, ma è come un soldato che rivolge le sue armi contro i suoi commilitoni. Scoprendo la solidarietà l’uomo inventa la pace e combatte i mali che lo affliggono. Su questa minuscola terra, qui e ora.  I miracoli della solidarietà sono visibili nei medici che portano la loro professionalità negli ospedali africani, nei soccorritori che intervengono nelle catastrofi naturali, ma anche nei laboratori dove si studiano i rimedi contro le malattie di ogni specie. L’uomo solidale si salva e salva. L’uomo egoista, chiuso in se stesso, attento solo al proprio particolare, è destinato ad affondare nella sua ricchezza, comunque non salva il mondo, né la sua anima.

Nobil natura è quella

Che a sollevar s’ardisce

Gli occhi mortali incontra

Al comun fato, e che con franca lingua,

Nulla al ver detraendo,

Confessa il mal che ci fu dato in sorte,

E il basso stato e frale;

Quella che grande e forte

Mostra sé nel soffrir, né gli odii e l’ire

Fraterne, ancor più gravi

D’ogni altro danno, accresce

Alle miserie sue, l’uomo incolpando

Del suo dolor, ma dà la colpa a quella

Che veramente è rea, che de’ mortali

Madre è di parto e di voler matrigna.

Costei chiama inimica; e incontro a questa

Congiunta esser pensando,

Siccome è il vero, ed ordinata in pria

L’umana compagnia,

Tutti fra sé confederati estima

Gli uomini, e tutti abbraccia

Con vero amor, porgendo

Valida e pronta ed aspettando aita

Negli alterni perigli e nelle angosce

Della guerra comune.

(giacomo leopardi – la ginestra – vv.111-135)

amospinoza, 10 febbraio 2010

 

la condizione umanaultima modifica: 2010-02-10T11:07:00+01:00da amoproust
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